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Fratellanza e Solidarietà

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Fratellanza e Solidarietà

Questo lavoro di Marco Novarino sulla libera muratorìa torinese e piemontese nella fase di costruzione dell'unità nazionale costituisce un nuovo importante contributo per la ricostruzione di una pagina della nostra storia nazionale finora largamente rimossa. Utilizzando con intelligenza e scrupolo documentario materiali interni del Grande Oriente d'Italia e materiali del proprio archivio, Novarino riprende e sviluppa un lavoro, da lui già impostato in All'Oriente di Torino. La rinascita della massoneria italiana fra moderatismo cavouriano e rivoluzionarismo garibaldino (Firenze 2003), mostrandoci una pagina di storia che vede nelle logge torinesi uno sforzo di mediare fra immediatezza politica di intervento sul processo unitario e costruzione di più lungo respiro di istituzioni umanitarie e pedagogiche, intessendo una rete associativa e culturale volta alla creazione di un nuovo sentire comune.

L'analisi – preceduta da un'attenta disamina dei rapporti tra logge e società segrete politiche nel periodo della Restaurazione – si allarga poi a terreni più ampi e finora poco esplorati come la ricostruzione di alcune pagine di politica estera del nuovo Stato unitario, in particolare verso l'Europa orientale e balcanica, in cui la figura di Carlo Michele Buscalioni assume rilievo all'interno di una tradizione internazionalistica muratoria e garibaldina che meriterebbe di essere meglio studiata. Nei decenni successivi alla proclamazione del Regno d'Italia lo sforzo di istituire associazioni pedagogiche, umanitarie, di riscatto sociale e di formazione ricorrente segnala una duplice storia parallela. Da una parte il farsi nazione di un popolo, fin'allora profondamente diviso, proprio attraverso la costruzione, in cui la massoneria fu protagonista di un comune vivere e di un comune sentire. Dall'altra parte rimase irrisolto lo scontro nella giovane massoneria italiana fra una strategia liberale cavouriana che puntava al modello inglese di una Obbedienza legata alla Corte, ricca di istanze filantropiche e radicata nelle istituzioni, e una strategia democratica che vedeva nell'intervento non solo filantropico sulle sofferenze sociali un compito di emancipazione morale e materiale del popolo di cui la massoneria doveva farsi carico, un programma ideale non lontano da una prospettiva repubblicana e talora intriso di suggestioni del socialismo sansimoniano, come lo fu per David Levi.

Nei decenni successivi queste due anime della muratorìa italiana verranno riproponendo contrasti e strategie differenziate, anche in rapporto alla crescita di iniziative associative e politiche del mondo clericale. Mentre il filone democratico, che prende la direzione dell'istituzione prima con Nathan e poi, più radicalmente, con Ferrari, tende a iniziative bloccarde coll'arcipelago radicale e del libero pensiero, arrivando anche ad accordi coi socialisti, il filone liberale, preoccupato per l'ascesa politica delle classi operaie, tenderà in più occasioni ad accordi col mondo clericale che privilegino i comuni interessi sociali a provvisorio discapito delle differenze culturali. Di queste contraddizioni abbiamo una verifica in una ricerca originale su Giacomo Saudino e sulle esperienze muratorie del Canavese.

Della ricchezza di esperienze associative promosse dalla massoneria sono infine testimonianza i due saggi finali sul movimento cremazionista, dove la pluralità di filoni culturali che in essi confluisce, a cominciare da quello igienico-sanitario di ispirazione positivista, motiva il rapido sviluppo del movimento ma non mette in discussione l'egemonia esercitata nelle diverse situazioni dalle logge locali sulla nascita del movimento e sulla sua rapida crescita. Non possiamo dunque che augurarci che questo nuovo contributo di Novarino sia preludio a un lavoro finale di sintesi sulla storia della massoneria piemontese di cui i materiali originali e le condivisibili analisi finora offerti sembrano a noi utile premessa e promettente anticipo.

Gian Mario Cazzaniga